LA STORIA DI WILLY
iniziative > malasanitavet
La storia di Willy. Risarcire si può e si deve
Willy, un barboncino nero di soli 20 mesi, aveva tutta la vita e la salute davanti a sé. Per lui era stato programmato un intervento considerato di routine: l’asportazione di un testicolo ritenuto. Quello che doveva essere un passaggio necessario per il suo benessere si è trasformato, invece, in un calvario clinico e in una complessa battaglia legale durata oltre due anni. Una vicenda che non ha potuto restituire la piena salute a Willy, ma che ha quantomeno costretto chi ha sbagliato a risarcire il danno. Ci raccontano la storia Antonio e Laura
Una catena di omissioni
Tutto ha inizio tra gennaio e febbraio 2023. Dopo una visita di controllo e i primi esami del sangue, l'operazione sembrava eseguibile senza alcun problema. Il 13 marzo viene scelto come il giorno dell'intervento.
Tuttavia, come evidenziato in seguito dal parere medico-legale di parte, era stata commessa una grave negligenza a monte: l'assenza di un'ecografia addominale prechirurgica. Questo esame sarebbe stato fondamentale per localizzare con precisione il testicolo e pianificare correttamente l'atto operatorio.
Arriviamo in ambulatorio alle nove del mattino per affidare Willy alla veterinaria. Verso le 13:00, non avendo notizie, proviamo a contattarla; ci risponde di essere impegnata in un altro intervento e che ci avrebbe richiamato a breve. Poco dopo, ci comunica che avrebbe trattenuto Willy per monitorarlo, poiché era stata necessaria una doppia anestesia a causa di alcune complicazioni.
la spiegazione... che non spiega
Al momento del ritiro, la spiegazione è vaga: l'intervento è stato "complicato" perché il testicolo non si trovava, costringendo i medici a praticare tagli multipli. Ci viene detto che il funicolo era attorcigliato alla vescica, ma che "tutto era andato bene". La realtà, purtroppo, era ben diversa.
Tornato a casa, Willy non sta bene. Passa la notte tra lamenti continui, immobile "come una statua". Nonostante le rassicurazioni della dottoressa, che consiglia inizialmente di somministrare arnica, le condizioni peggiorano: Willy vomita e non riesce a urinare correttamente.
la situazione precipita
Il 15 marzo la situazione precipita. Willy ha l'urina bloccata, non mangia e continua a rimettere. Durante la visita pomeridiana, i risultati degli esami del sangue spingono la struttura a inviarci d'urgenza presso una clinica specializzata per un'ecografia. Qui arriva la prima diagnosi scioccante: sospetta insufficienza renale dovuta alla presenza di urina nell'addome.
Il giorno successivo, i medici confermano lo scenario peggiore: a Willy viene inserito un catetere, l'addome viene svuotato e lavato dai liquidi organici. La vescica risulta forata e il rene sinistro presenta gravi anomalie.
Inizialmente i medici sperano in una cicatrizzazione spontanea della vescica mantenendola vuota, ma lunedì 20 marzo si rende necessario un intervento per posizionare uno stent tra vescica e rene a causa di un'ostruzione. Purtroppo, lo stent si muove dalla sede originale e il rene continua a dilatarsi pericolosamente.
una scelta necessaria
Di fronte alla scelta tra un nuovo tentativo di riposizionamento (molto rischioso) e l'asportazione, decidiamo per la seconda opzione per evitare a Willy ulteriori sofferenze. Il 22 marzo Willy subisce così la rimozione definitiva del rene sinistro.
la battaglia legale: un lungo ma vittorioso braccio di ferro
Dopo il drammatico iter clinico, la vicenda di Willy si è spostata nelle aule di tribunale. Ad aprile 2023, la famiglia decide di affidarsi a un legale per ottenere il riconoscimento dei danni subiti. Nonostante la veterinaria avesse inizialmente ammesso che "qualcosa era andato storto", la strada per il risarcimento si è rivelata lunga e tortuosa, segnata da resistenze assicurative e rinvii procedurali.
La perizia: l'evidenza della negligenza.
Il punto di svolta tecnico è arrivato con il parere medico-legale di un esperto veterinario. La sua analisi non ha lasciato spazio a dubbi, evidenziando come la radice del disastro fosse una negligenza pre-operatoria:
- Mancanza di indagini preventive: non risultavano agli atti esiti di un'ecografia addominale, indispensabile per pianificare l'intervento.
- Chirurgia "al buio": senza una mappa precisa, il chirurgo è stato costretto a improvvisare una volta aperta la cavità addominale, aumentando drasticamente il rischio di errori.
- Nesso di causalità: il perito ha confermato che, senza l'errore iniziale sulla vescica, Willy non avrebbe mai dovuto affrontare i successivi interventi d'urgenza né la perdita del rene.
l'assicurazione se ne infischia
Nonostante l'evidenza dei fatti, la fase stragiudiziale è stata frustrante. L'assicurazione della veterinaria ha inizialmente avanzato proposte economiche molto distanti dalla realtà, inferiori persino alle sole spese mediche vive sostenute.
A giugno 2024 è stato esperito il tentativo di mediazione differita, un passaggio che avrebbe potuto chiudere la vicenda. Tuttavia, l'incontro è durato meno di dieci minuti: la società assicuratrice non si è presentata e la veterinaria, di conseguenza, ha ritirato la propria disponibilità a mediare.
il tribunale sblocca la situazione
A quel punto, la causa civile è diventata inevitabile. Non era possibile permettere cuna simile ingiustizia: chi sbaglia deve pagare! La prima udienza, fissata per il 2025, ha subito diversi rinvii. Durante questa fase, la clinica ha tentato una manovra difensiva chiedendo di chiamare in causa la figura professionale esterna che aveva materialmente eseguito l'operazione, ma il giudice ha rigettato la richiesta, mantenendo la responsabilità in capo alla struttura.
Il momento decisivo è arrivato a settembre 2025: di fronte alla totale assenza di offerte congrue, il Giudice ha disposto la nomina di una Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU). La prospettiva di un perito nominato dal tribunale che confermasse ufficialmente la negligenza ha spinto la controparte a cambiare strategia.
Dopo serrate trattative, nell'ottobre 2025 è stato finalmente raggiunto un accordo transattivo. Anche se la famiglia avrebbe voluto una sentenza vera e propria, la pressione di altre situazioni personali e il desiderio di chiudere questo capitolo doloroso hanno portato all'accettazione di una cifra finalmente accettabile.
Gli 11.000 euro sborsati hanno permesso quanto meno il rimborso di tutte le spese legali e mediche sostenute.
il presente di Willy
Oggi Willy convive con le conseguenze di quell'errore: soffre di incontinenza urinaria, è soggetto alla formazione di cristalli nella vescica e deve seguire una dieta specifica a vita, oltre a sottoporsi a controlli medici costanti.
Il risarcimento ottenuto ha come detto coperto le spese legali e mediche, ma non i maggiori costi di mantenimento per la salute fragile di Willy.
Però questa storia rappresenta un importante esempio. La minuziosità con cui Antonio e Laura hanno seguito e documentato l'accaduto è stata fondamentale per inchiodare la struttura veterinaria alle sue responsabilità.
Consigliamo a chi non l'avesse ancora fatto di scaricare il manuale di autodifesa dalla malasanità veterinaria e di firmare la petizione per il rispetto delle stesse linee guida stabilite dalla Federazione degli Ordini veterinari, che troppe volte restano lettera morta.