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Panky

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LA STORIA DI PANKY


La storia di Panky permette di capire molto bene quanto distante sia la realta' dalla teoria.
Panky  e' un coniglio che, a differenza della maggioranza dei suoi simili, era  destinato a vivere un'esistenza tranquilla e coccolata assieme a Sonia.
I  conigli normalmente vengono castrati in quanto tendono spesso a  sviluppare tumori. Questo avviene però soprattutto per le femmine,  mentre, come è facilmente riscontrabile anche in rete, per i maschi i  rischi sono minori, è molto più facile diagnosticarli precocemente  e  l'operazione ha soprattutto una funzione calmierante sul carattere, rendendo più facile la convivenza in casa.
L'unico problema -  non certo indifferente - è che la probabilità di morte o complicazione  è decisamente più alta rispetto a tutti gli altri animali domestici.
QUESTO DOVREBBE ESSERE BEN SPECIFICATO; vediamo invece cosa è accaduto.

cosa è accaduto

Il 10 maggio 2017 Sonia porta Panky per l'operazione da una clinica, che per l'occasione chiama un esperto, dato che i responsabili non erano specializzati per queste operazioni sui conigli.
Sonia arriva con una decina di minuti di anticipo assieme a un amico ed è un po' agitata; ha un brutto presentimento. Chiede, nell'attesa, un po' di informazioni su come si sarebbe svolta l'operazione e cercano di tranquillizzarla, dicendole che comunque Panky sarebbe rimasto in clinica finché non avesse ripreso a mangiare.
Alle 10 arriva il veterinario che deve operare Panky, chiede anche a lui informazioni e questi le chiede di firmare il foglio del consenso informato. Sonia chiede allora espressamente "ma perché devo firmarlo? Allora l'operazione è pericolosa? Potrebbe succedere qualcosa al mio Pankky durante l'operazione?". La domanda suscita l'ironia in particolare di un giovane veterinario che assiste il chirurgo/anestesista che, presente anche l'amico di Sonia, le dice con tono un po' irridente per tanta preoccupazione: "ma no signora, non succede niente, è un'operazione di routine".
Comunque Sonia, che ovviamente non apprezza l'ironia, viene ulteriormente rassicurata sul fatto che l'avrebbero chiamata durante l'operazione se fosse successa qualunque anomalia e che l'avrebbero comunque chiamata anche alla fine dell'operazione; operazione che non sarebbe durata oltre trenta minuti.
Sonia esce alle 10.30 tutt'altro che tranquillizzata, tanto da dire angosciata al suo amico "ho paura che non lo rivedo piu il mio Panky". Passa inutilmente la mezz'ora e dopo tre quarti d'ora chiama lei.
Nessuno risponde al telefono e manda allora un sms, senza seguito. Richiama e si sente dire "stiamo martoriando un po' il Panky perché non troviamo le vene (brillante termine martoriare, molto adatto per chi hanno già visto essere un po' agitata... NdR), ma non si preoccupi, appena finisce l'operazione la chiamiamo".

l'operazione è perfettamente riuscita
ma il paziente è morto

Arriviamo alle 12, nessuno chiama, l'angoscia cresce, finché alle 13.20 Sonia risponde al telefono e si sente dire che il suo coniglio non ce l'ha fatta.
Sonia era a pranzo ed è esplosa in lei la disperazione. "Non potevo crederci - dice - io l'ho portato a morire il mio piccolino, era in perfetta salute e me l'hanno ucciso".
Sonia va dai Carabinieri per denunciare l'accaduto ma loro (ovviamente) le dicono che non possono farci niente, però chiamano il Corpo Forestale che consiglia di andare all'Istituto zooprofilattico. Sonia decide di andare lì a fare quindi un'autopsia, ma all'Istituto le dicono che loro non sarebbero riusciti a controllare le dosi di farmaci e che doveva andare all'Università.
"Tornai allora a casa - continua Sonia - stavo malissimo, non potevo realizzare di tornare a casa senza il mio piccolo. A casa c'erano il mio compagno (che invece non aveva potuto accompagnarla alla clinica) e mia madre, ho chiamato a Camerino per sapere come fare e loro mi dissero di portare il corpicino.
  
Nel frattempo telefonano dalla clinica; ovviamente Sonia non se la sente di parlare, parla con loro il suo compagno; gli comunicano che il coniglio era morto per arresto cardiocircolatorio, come da cartella clinica. Tutti e tre vanno alla clinica che rilascia il corpo per l'autopsia, previo pagamento di 20 euro per i medicinali.
Il referto di Camerino riscontra  che Panky è morto per arresto cardiorespiratorio, in pratica probabilmente non ha retto l'anestesia e l'edema, hanno detto altri veterinari a Sonia, potrebbe anche essere stato esasperato dallo stress da panico che ha subito Panky, stante l'incapacità da parte di chi operava di trovare la vena per l'anestesia.
Sonia si lamenta di quanto accaduto via internet; interviene il veterinario in questione spiegando tutto quello che ha fatto, dice di aver ben chiarito a Sonia i rischi e specifica che l'operazione di castrazione nei conigli comporta un rischio di mortalità di 15 volte più alta rispetto a quella di altre specie domestiche!

un consenso ben poco informato
                                                                              
Però né Sonia né il suo amico ricordano di aver sentito una cosa del genere, né a Sonia risulta che fosse ben evidenziato sul modulo di consenso informato che le hanno fatto firmare; Sonia ha chiesto di avere copia del modulo sottoscritto (sarebbe stato interessante confrontarlo con quanto dichiarato verbalmente), ma la clinica ha opposto il rifiuto affermando che fa parte della documentazione clinica e che - ai sensi del Codice deontologico (quello che indica le linee guida della professionalità dei veterinari) - lo rilascerà solo dopo che saranno pagati ulteriori 60 euro per la relazione anestesiologica richiesta da Sonia (termine pomposo con cui si definisce un modulo di una pagina in gran parte prestamapato e con poche righe scritte a mano... come potete vedere a lato nella miniatura volutamente sfocata per riservatezza), e già consegnatale.

dalla teoria alla realtà

Il Medico Veterinario, all’atto dell’assunzione di responsabilità contrattuale, è tenuto ad informare chiaramente il cliente della situazione clinica e delle soluzioni terapeutiche esistenti, al fine di coinvolgerlo nel processo decisionale. Deve precisare i rischi prevedibili, i costi presunti ed i benefici dei differenti ed alternativi percorsi diagnostici e terapeutici, nonché le ipotizzabili conseguenze delle scelte possibili.
Il Medico Veterinario nell'informare il cliente dovrà tenere conto delle sue capacità di comprensione, al fine di promuoverne la massima adesione alle proposte diagnostico-terapeutiche. Questo è quanto previsto dall'articolo 29 del predetto Codice professionale.
Cosa dire? Il fatto che la rischiosità anestesiologica sia 15 volte superiore rispetto ad altri animali domestici è un elemento importante o no del consenso informato?
Evidentemente, dice Sonia, non avrei accettato di far correre un simile rischio se l'avessi saputo, senza prima approfondire molto di più la questione e preso tutte le precauzioni necessarie di cui ho saputo dopo.
Se  pensate che il consenso si possa definire informato solo se il veterinario specifica con chiarezza sia a voce sia per iscritto i rischi che si corrono con una certa operazione e che sia necessario avere copia del consenso informato nel momento in cui lo firmate.

COSA POTETE FARE


Cliccate sull'immagine e potrete inviare la mail alle principali associazioni veterinarie. Fategli sapere che siamo sempre più intenzionati a pretendere che abbiano gli stessi doveri dei nostri medici. I nostri familiari       a quattro zampe ne hanno diritto! E con due clic in più, sotto la mail, potete firmare anche due utili petizioni



Sarà un modo per evitare che la terribile fine di Panky possa ripetersi in futuro!
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